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Amore a prima vista?
Quanto conta, durante il colloquio di selezione, l'impressione "a pelle" che il candidato dà al selezionatore, indipendentemente dai titoli professionali e dal CV? Posto una possibile risposta a questa domanda ostica e dalla non facile soluzione, citando un passo del libro appena pubblicato da noi di Job in Tourism: Guida al Management Alberghiero. Interviste tecniche poste ai top manager della Ehma (european hotel manager association).
«L'impressione diretta conta, a mio avviso, almeno per l'80%», spiega il direttore del Castello Banfi il Borgo di Montalcino, Fabio Datteroni. «Ha dunque un impatto notevole e, se ci si pensa, è un atteggiamento del tutto ragionevole, in quanto la prima impressione che il selezionatore riceve dal candidato sarà probabilmente simile a quella che darà al cliente, nel caso in cui occuperà una posizione di front-line». L'intervista procede sottolineando anche l’importanza, per il selezionatore, di mettere a proprio agio il candidato, in modo che possa esprimersi liberamente. Cercando poi di intuirne le potenzialità e le competenze. Riflettendo su queste parole si capisce quanto nessuno dei due ruoli sia semplice: quando da candidati si affronta un colloquio lavorativo si dovrebbe, infatti, sempre tenere a mente che dall'altra parte non c'è un giudice, ma un altro essere umano, che impiega tutto il proprio talento e la propria professionalità per comprendere l'essere umano che ha di fronte. E in tutto questo, proprio come accade in ogni tipo di rapporto sociale, spesso il primo impatto riveste un ruolo fondamentale.
Emilio De Risi, project manager TFP Summit
16.12.2009


